Come non svanire completamente

Viviamo un’epoca fragile, instabile.
L’epoca della globalizzazione è palesemente inquietante e si porta dietro una vibrante sensazione di smaterializzazione: è il processo di dissoluzione del rapporto materiale dell’uomo con le cose, da cui ne consegue una sensazione di alleggerimento.
Sono questi gli anni in cui Andrea Galvani inizia a muoversi accostandosi al mondo dell’arte attraverso l’utilizzo della fotografia – che si allargherà con il tempo all’utilizzo di video, sculture e performance: sono gli anni dell’espansione del digitale.
La sua ricerca, fin dalla prima serie fotografica di esordio – Death of an image (2003-2008) – è un’indagine archetipica al limite della rappresentazione e dentro c’è già tutto il senso di quella che sarà la sua poetica: l’annullamento della visione, l’esplosione dell’immagine in un microcosmo fatto di particelle elementari che escludono la possibilità di una visione lineare – chiara e definita. È l’attenzione al processo di derivazione concettuale, la ricerca al limite della rappresentazione che indaga la materia secondo logiche ancestrali per provare a capire dove nasce e come muore un’immagine.